assegnazione della casa familiare

assegnazione della casa familiare

Chi ha diritto a vivere nella casa dei coniugi in caso di separazione?

L’ assegnazione della casa familiare è uno degli argomenti di maggior conflitto tra due persone che stanno per separarsi.

 L’assegnazione della casa coniugale è tesa a preservare, nel caso di separazione, la continuità delle abitudini esistenziali di vita nell’immobile che costituisce il luogo naturale dove si è sviluppata la vita familiare.

In modo particolare si cerca di proteggere i figli, dallo shock di essere improvvisamente obbligati a vivere lontano dal luogo dove hanno condotto la loro esistenza spesso sin dalla nascita. Con questo spirito il giudice procede quando valuta l’assegnazione della casa familiare.

Corre l’obbligo di rimarcare che non esiste una definizione giuridica di di casa coniugale nonostante tale termine sia utilizzato anche in aula di tribunale. In ambito legale però si distinguono di solito due significati con tale definizione:

La casa cioè il bene immobile in cui si è svolta la vita degli sposi e quella familiare.

Il centro di aggregazione della famiglia durante la convivenza inteso in senso psicologico come nucleo domestico. La legge relativa all’assegnazione della casa coniugale si riferisce a questa seconda interpretazione.

Peculiarità specifiche della casa familiare sono: l’abitualità, la stabilità e la continuità nel godimento dell’immobile.

Nell’assegnazione il giudice tiene conto nella regolazione dei rapporti economici tra i genitori, considerato l’eventuale titolo di proprietà.

Il diritto al godimento della casa familiare viene meno nel caso l’assegnatario non abiti o cessi di risiedere stabilmente nella casa familiare o conviva more uxorio o contragga nuovo matrimonio.

In presenza di figli minori, ciascuno dei genitori è obbligato a comunicare all’altro, entro il termine perentorio di trenta giorni, l’avvenuto cambiamento di residenza o di domicilio.

La mancata comunicazione obbliga al risarcimento del danno eventualmente verificatosi a carico del coniuge o dei figli per la difficoltà di reperire l’altro genitore.

Ci si è posti il problema se la presenza e la convivenza di figli (minorenni o maggiorenni) costituisca una condizione essenziale per il giudice per emanare un provvedimento di assegnazione della casa familiare in sede di separazione o se al contrario l’assegnazione possa essere disposta anche in assenza di figli.

Secondo alcuni magistrati l’assegnazione della casa familiare deve rappresentare non solo uno strumento di garanzia e di tutela dai figli, ma anche un modo per proteggere il coniuge che non abbia un reddito sufficiente a permettergli di vivere.

Altri giudici in prevalenza e più di recente però, ammettono l’assegnazione della casa di famiglia solo in presenza di figli.

 Al coniuge (non proprietario) non spetta generalmente il diritto all’assegnazione della casa coniugale.

Tuttavia, la questione si complica nel caso in cui il diritto di abitazione serva ad equilibrare i rapporti economici tra i coniugi e a soddisfare l’eventuale diritto al mantenimento.

Determinare la posizione giuridica del coniuge cui è assegnata la casa coniugale assume particolare rilevanza nel caso in cui l’altro coniuge sia il proprietario dell’immobile.

A tutela dell’assegnatario è previsto espressamente che il provvedimento di assegnazione della casa familiare è trascrivibile (è uno strumento per la soluzione di conflitti tra più soggetti acquirenti di diritti reali su determinati beni) nei registri immobiliari della Conservatoria (per renderlo opponibile a eventuali terzi che dovessero acquistare diritti sull’immobile).

Nell’ipotesi in cui i coniugi siano comproprietari della casa familiare e abbiano adeguati redditi, il giudice non può assegnare la casa in modo esclusivo ad uno solo di essi: le parti devono determinarsi liberamente e se non trovano un accordo possono chiedere la divisione fisica dell’immobile.

 Assegnazione parziale o comune

Quando la situazione concreta lo consente (per esempio l’immobile è molto grande) i giudici hanno ammesso l’assegnazione parziale della casa familiare suddividendola tra i coniugi e dividendola in due separate unità abitative.

Il fine principale è quello di consentire ai figli minori di mantenere rapporti con entrambi i genitori cui sono affidati.

CategorySeparazione

Chiedi il parere di un esperto

Il tuo nome (richiesto)

La tua email (richiesto)

Oggetto

Il tuo messaggio

Conferma di non essere un robot