Trascrizione delle unioni gay

Trascrizione delle unioni gay: la sentenza e i relativi dubbi

Trascrizione delle unioni gay

Come funziona la trascrizione delle unioni gay, ovvero la registrazione nei registri comunali dell’unione di due persone dello stesso sesso

È necessario fare un po’ di chiarezza sul meccanismo che permette la trascrizione delle unioni gay.

Su questo argomento è intervenuto il tribunale amministrativo per tentare di districare una vera e propria matassa legislativa.

Innanzitutto è necessario dire che la cancellazione e l’annullamento di matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati e registrati in un paese non italiano, può essere sancito solo dal Tribunale Civile.

Nello specifico il Tribunale Amministrativo della Regione Lazio, ha recepito positivamente la richiesta di coppie che avevano contratto la loro unione all’estero e avevano visto l’autorità prefettizia annullarle e cancellarle dal registro delle unioni civili della Capitale.

Il prefetto di Roma aveva infatti annullato la trascrizione di alcune unioni causando una frizione con il Sindaco che aveva messo in atto con un gesto repentino una circolare del Ministero dell’Interno.

Per effetto dell’annullamento di tale gesto, la trascrizione delle unioni gay riportate nel registro dello stato civile del Comune di Roma sono da ritenersi valide e definitive.

Almeno fino a quando qualcuno eventualmente chiederà al giudice civile un suo giudizio: la legislazione in merito sullo stato civile stabilisce che può compiere un simile atto esclusivamente il Procuratore della Repubblica.A chiedere l’intervento del Tribunale amministrativo erano state singolarmente alcune delle coppie e lo stesso Comune di Roma

I ricorsi chiedevano l’annullamento di quanto disposto dal Prefetto di Roma circa l’annullamento della trascrizione delle unioni gay.

Quest’ultimo aveva provveduto a vanificare le trascrizioni applicando una circolare del Ministro dell’Interno con la quale lo stesso aveva disposto che i prefetti annullassero le trascrizioni e provvedessero a intimare ai sindaci la cancellazione delle unioni dai registri del comune.

In particolare il Tar del Lazio ha contestato e annullato il provvedimento con il quale il Prefetto di Roma aveva spazzato via le sedici trascrizioni, eseguite dallo stesso sindaco della Capitale sul registro dello stato civile dell’anagrafe di Roma di altrettanti matrimoni tra persone dello stesso sesso contratti all’estero. Il decreto del prefetto seguiva la circolare del ministro dell’Interno che sollecitava prefetti ad invitare i sindaci a “cancellare le trascrizioni “.

Il Tar del Lazio a detta di parecchi movimenti per i diritti civili ha fatto finalmente giustizia sulla trascrizione delle unioni gay: con una pronuncia storica ha stabilito che sono esclusivamente i tribunali a poter decidere sulla trascrizione dei matrimoni tra lo stesso sesso, e non i prefetti come invece avrebbe voluto il Ministro dell’Interno.

Il tribunale amministrativo ha dato ragione a chi ha continuato a sostenere che non è il governo il titolare di questa materia, mentre sono invece i sindaci gli unici ad essere autorizzati per legge a mettere mano su tale materia ad avere la responsabilità degli uffici di stato civile e dell’anagrafe.